1824 – Lavorò assiduamente sulle “Opere tt e morali”. Uscì l’edizione bolognese delle “Can zoni”. 1 8 2 5 Si recò a Milano dall’editore Stell a e conobbe i l poeta Vincenzo Mon ti . Andò a Bologna dove sperava di essere assunto come segretario dell’Accademia di Belle Ar ti . L’amici zia c on i l Gi ordani (che ave va fama di essere an ti clericale) contribuì a precludere ogni possibilità lavora ti va del Leopardi presso l’amministrazione po n tifi cia. 1 8 2 6 Compose nuovi versi tra cui l’Epistola “Al Conte Carlo Pepoli”. Recato si a B ologna si in namor ò s en za essere corrisposto della contessa Teresa Carniani Malvezzi, che ges ti va u n salo tt o le tt erario. Dopo aver pubblicato diverse opere ritornò a Recana ti nel mese d i novembr e. 1 8 2 7 Lavorò alla “Crestomanzia Italiana” e con l’editore Stel la di Mil ano fece uscire il volume con l e “Opere tt e Morali”. Recatosi a Bologna e a Firenze , conobbe l o scri tt ore Alessandro Manzoni ed Antonio Ranieri. Nel mese di novembre, arrivò a Pisa , dove rimase fi no al mese di giugno dell’anno seguente. 1828-1829 Compose il canto “Il Risorgimento” e la poesia “A Silvia”. Conobbe e intra tt enne u n rapporto epistolare con il giovane priore d i Torino, Vincenzo Giober ti . Nel 1829 scrisse “Le Ricorda nze ”, “La quiete dopo l a tempesta”, “Il Sabato del Villaggio”. Iniziò a comporre i l “Canto No tt urno di un pastore e rrante dell’Asia”. Per mo ti vi di salute fu costre tt o a ri fi utare u n incarico di insegnamento (Filologia) all’Università di Bon n. 1 8 3 0 Nel mese di aprile terminò l a stesura de l “Canto No tt u rno di un pastore e rran te dell ’Asia” e la composizione della poesia “Passero solitario”. Tornato a Firenze nel mese d i maggi o, si innamorò di F anny Targiani Tozze tti , ma anche questo sen ti mento non fu ricambiato. Da quella forte delusione vissuta, resterà il canto “Il Pensiero Dominante” e Aspas ia”. 1831 – Uscì la prima edizione fioren ti na dei “ Can ti . 1832 – Scrisse il “Dialogo di un venditore di Almanacchi e di un passeggere”, “Amore e morte”, “Co nsalvo”. 1833 Si trasferì a Napoli con l’amico Antonio Ranieri; com pose la po esia A se ste sso ” e inizi ò a l a vorare su l’”Inno ad Arimane”. 1834 Scrisse la poesia autobiografica “Aspasia”. Iniziò la composizione del poemetto “Paralipomeni della Batrocomiomachia”. 1835 Compose l’epistola in versi la “Palinodia al marchese Gino Capponi”. Uscì l’edizione corretta dei “Can ti”. Scrisse la canzone “Sopra un bassorilievo an ti co sepolcrale” e “Sopra il ritra tt o di una bella donna”. 1 8 3 6 Fu pubblicato i n edizione corre tt a ed accresciuta i l primo tomo delle “Opere tt e morali” (Edizioni Starita di Napoli), ma l’opera venne sequestrata dal governo borbonico. Con il Ranieri, Giacomo Leopar di s i trasferì a Villa Ferrigni ora Vil la del le Gi ne stre, alle falde del Vesuvio) pe r scappare da ll’ epidemi a d i col era che aveva colpito la ci tt à di Napoli. Compose le poesie “La ginestra o i l fi ore d el deserto” e “Il tramonto della luna” . 1 8 3 7 Giacomo morì il 14 giugno 1837 nell’abitazione d i Vic o Pe ro ne l quar ti ere Stel la di Napoli. Il Ranier i disse di aver provveduto alla t umulazione del poeta ne lla Chie sa d i San Vi ta le, ma di ede ve rsioni dive rse delle situazioni accadute, contraddicendosi . Ri cordia mo p erò che in que l pe rio do a N apoli si moriv a d i colera, e i corpi dei defun ti venivano porta ti nelle fosse comuni. Nel 1900 avvenne la ricognizione della tomba, ma nel suo interno vennero ritrovate poche ossa la cui misura non corrisponde va al la statur a de l Leopardi, e sopra tt u tt o non era presente il teschio. Gioacchino Taglialatela nei primi del ‘900 fece delle ricerche e smen l e dichiarazioni fa tt e dal Ranieri. Il 22 febbraio 1939, per volere di Benito Mussolini, avvenne la traslazione dei credu ti res ti di Giacomo (senza aprire la cassa) al Parco Virgiliano a Piedigro tt a. La morte del Poeta e la sua sepoltura resta ancora u n miste ro.
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