BENIAMINO GIGLI
Beniamino
Gigli
nacque
a
Recana
ti
il
20
marzo
1890
,
da
Domenico
e
d
Ester
Magnaterra:
una
famiglia
d
i
modes
ti
ssime
condizioni;
suo
padre
era
calzolaio
e campanaro del Duomo. Ul
ti
mogenito di sei
fi
gli (Egidio, Abramo, Catervo, Ida e Ada), già all’età di o
tt
o
anni, faceva
piccoli lavo
ri p
er
guadagnarsi
la
vita.
Mostrando
fi
n
da
piccino
grandi
a
tti
tudini
per
il
canto,
fu
accolto
nel
coro
dei
Pueri
Cantores
del
Duomo
e
soprannominato
“il
canarino
della
Ca
tt
edrale”.
Iniziò
a
studiare
canto
con
il
Maestro
Quirino
Lazzarini,
organista
e
dire
tt
ore
del
Coro
della
Santa
Casa
di
Loreto.
A
17
anni
fu
s
celto
a
Macerata
al
Teatro
‘Lauro Rossi’ come protagonista nelle ves
ti
femminili per l’opera “
La fuga
di Angelica
”
d
i Alessandro Billi.
Nel
1907,
con
l’aiuto
del
cuoc
o
G
io
van
ni
Ze
rri
e
sol
leci
tato
dai
fr
ate
lli
Abramo
(sacerdote
)
e
Catervo
(studente
di
Belle
Ar
ti
nella
capitale)
riuscì
a
trasferirsi
a
Roma
per
studiare
canto.
Per
guadagnarsi
da
vivere
e
per
poter
pagare
le
lezioni,
svolse
diversi
lav
ori
(come
falegname,
al
banco
di
una
farmacia,
in
cucina
come
aiuto
cuoco…)
ma
il
denaro
era
scarso
e
spesso
Beniamino
per
andare
a
lezione
d
i
canto
saltava
i
pas
ti
.
Presentato
al
Maestro
Antonio
Cotogni,
ent
rò
nel
Conservatorio
di
Santa
Cecilia
a
Roma
s
o
tt
o
l
a
guida
dell’insegnante
Enrico
Rosa
ti
.
Nel
1912
venne
chiamato
alle
armi,
ma
non
andò al fronte e restò ad operare presso gli u
ffi
ci
d
i Roma (grazie al benestare del colonnello Del
fi
no ch
e
l
o
aveva s
en
ti
to cant
ar
e).
A 24 anni vinse il concor
so per
“can
tan
ti
esordien
ti
” a Parma.
Debutt
ò a Rovigo il 15 ott
obre 1914 con “La Gio
cond
a” nella p
arte
di
Enzo.
La
carriera
fu
rapida,
tanto
che
i
l
26
novembre
del
1920
esordiva
già
al
Me
tropo
li
ta
n
di
New
York,
p
resso
il
quale
restò
fi
no
al
1932.
In
Europa,
nelle
Ameri
che
e
po
i
i
n
Africa,
le
sue
t
ournée
non
si
contano,
e
appun
to
nelle
sue
“
Memorie
”
ricorda
che
qualcuno
lo
soprannominò
“il
tenore
del
moto
perp
etuo”.
Recite
e
concerti,
incisioni,
radio,
film,
costituiscono
un
record
difficilmente
superabile;
cantò
in
varie
lingue e fu uno dei maggiori interpre
ti della
canzone napoletana.
La
sua
fama
planetaria
è
anche
dovuta
alle
innumerevoli
canzoni
e
romanze
da
salo
tt
o,
interpretate
frequentemente
nei
fi
l
m,
tra
le
quali
vanno
ricordate
quan
tom
eno
l
e
cel
eberri
me:
Non
ti
scordar
di
me
(1935)
e
Mamma
(1940).
Cantò
ininterro
tt
a
mente
per
41
anni;
il
25
maggio
del
1955
d
e
tt
e
l’addio
a
Washingt
on.
Apparve
in
pubblico
l’ultima
volta a Fabriano
il
22
settembre
1957
e
morì a Roma il 30
novembre
dello stesso
anno.
Riposa
nella
tomba
di
famiglia
a Recanati.
Amatissimo e applauditissimo
dalle
folle,
lo
si
può considerare
uno
dei
personaggi
più
importanti
del
passato,
ancora
molto
apprezzato
ai
giorni
nostri.
Non sono
mancate
nella
sua
vita
brutte
esperienze,
amarezze e gelosie. A conferma
della
sua
grande
umanità, basti
ricordare
che
il
ricavato
di
circa
la
metà
dei
suoi
spettacoli,
vennero
elargiti
in
beneficenza.
Pur essendo
divenuto
famosissimo,
restò
sempre
umile e generoso,
un
uomo
del
popol
o.
Ne
lle
sue
memori
e scrisse
“
un giorno la
mia
voce tacerà per sempre; che resterà ancora
di
me se no
n la
sci
assi
il
segno
della
mia
umanità?” In
questa
frase è racchiuso
forse
il
segreto
dei
suoi
successi,
ma
più
ancora
il
motivo
della grande simpa
tia che ne
rende
viv
issimo il
ricord
o.